Vivere sostenibili, si parte dal cibo

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Sono molti i passi che si possono compiere per aumentare la propria sostenibilità ambientale. E’ difficile se pensiamo di dover fare tutto e subito, ma se ci concentriamo sui piccoli gesti quotidiani è possibile “risparmiare” emissioni di CO2 modificando semplicemente alcune abitudini, senza bisogno di gesti eclatanti. Ne avevamo già parlato a proposito dei viaggi aerei: evitare del tutto di volare sarebbe la scelta più sostenibile, ma si tratta di una rinuncia difficile. Ecco perché avevamo indicato una serie di comportamenti virtuosi che compensassero le emissioni del volo.

Oggi parliamo della sostenibilità a tavola, e cioè di come ridurre la nostra carbon footprint derivante dal cibo.

La carne è sicuramente il cibo più alto tasso di emissioni, dall’allevamento alla tavola. Ma per essere più green non serve diventare vegetariani, bensì scegliere meglio. Per fare un esempio, un kg di manzo equivale a 27 kg di CO2, mentre la stessa quantità di maiale ad appena 13, il pollo a 7.

Diminuire quindi la quantità di carne consumata – basta anche un giorno a settimana vegetariano – e preferire carni bianche è già un passo notevole. Ora che si avvicina la stagione fredda, una zuppa di lenticchie diminuisce di molto la vostra carbon footprint: un kg di lenticchie equivale a solo 0,2 kg di emissioni, possiamo accompagnarla a del riso, altro alimento a basso impatto.

Sono piccole modifiche alla dieta abituale che, oltre a far bene al pianeta, migliorano la salute e sono anche economicamente più sostenibili. Una “spintarella”potrebbe arrivare anche dalla politica fiscale sul cibo. E’ quanto sostiene il progetto di ricerca europeo Susdiet – Understanding consumer behaviour to encourage a (more) sustainable food choice, appena concluso, che ha coinvolto studiosi di 9 Paesi e di aree disciplinari diverse. Secondo la simulazione sull’Italia, un apolitica fiscale mirata sui prodotti meno sostenibili potrebbe ridurre del 19% le emissioni derivanti dai processi di produzione e consumo agro-alimentare.

Il peso sui consumatori sarebbe relativo: aumentando i prezzi dei prodotti meno green e diminuendo il carico fiscale su quelli più sostenibili, ci si orienterebbe automaticamente su una dieta a minore impatto sull’ambiente e sulla salute.

Secondo i ricercatori italiani che hanno preso parte al progetto,  “l’impatto potrebbe essere piuttosto rilevante: la riduzione delle emissioni derivante dai processi di produzione e consumo agro-alimentare potrebbe ridursi fino al 19%. Inoltre, si registrerebbe un miglioramento della qualità della dieta piccolo ma significativo (un miglioramento di due punti di un indice di qualità della dieta che varia fra 0 e 100), legato al minor consumo di nutrienti che hanno un impatto negativo sulla salute: zuccheri, sale, grassi saturi”.

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